Begotten
si presenta come opera seminale in quanto mette in scena
l’esistenza prima della nascita del tempo e della storia
(l’aura sanza tempo dantesca). Il silenzio che pervade
l’intero film si pone come sorta di rumore primordiale che
anticipa il tempo come creatore di linguaggi.
Tale aspetto
propedeutico sembra collegarsi direttamente all’incipit della
Bibbia e del Vangelo secondo Giovanni; nel primo
paragrafo della Genesi si narrano i primi sette giorni della
creazione in cui Dio creò dapprima il cielo e la terra, e in seguito
la luce, il firmamento, il raccoglimento delle acque, germogli, erbe
ed alberi da frutto, gli esseri viventi dei mari e della terra, fino
ad arrivare al settimo giorno in cui Dio creò l’uomo. Inoltre, se
consideriamo l’incipit del V.S. Giovanni (In principio era il
Verbo, Il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio) possiamo
considerare il linguaggio come causa fondante della
storiorafia. Il tempo della creazione biblica non può essere
analizzato da un punto di vista storico (come tutti i libri delle
grandi religioni) ma in chiave simbolica o allegorica ed è da ciò
che Begotten muove i suoi passi. Il film inizia con la
scritta: Language bearers, photographers. Diary makers. You
with your memory are dead frozen. Lostin a present that never spops
passing. Here lives incantation of matter. A Language
forever (Come una fiamma che brucia l’oscurità, la vita è
carne su ossa che si agitano sulla terra); a questo punto
inizia una sequenza che sembra legarsi direttamente ai primi due
versi della Genesi: In principio Dio creò il cielo e la terra.
Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso
e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque; la massa informe
descritta è rappresentata dal gioco di bianco e nero privo sia di
sfumature sia di messa a fuoco; come se la creazione incompiuta della
luce (elemento fondativo del cinema e della fotografia) sia
rappresentata da una grezza impressione su pellicola. Begotten,
riprendendo il discorso su Il verbo e ponendosi in una
dimensione antecendente la storia, si pone anche al di fuori della
conoscenza umana in assonanza con il verso del secondo paragrafo
della Genesi: “Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del
giardino, ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non
devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente
moriresti".
La mancata conoscenza impedisce all’uomo di far esperienza del
mondo e della capacità di diventare ente creativo di storia:
questa è la causa degli orrori del mondo non solo in chiave
cristiana (la cacciata dal giardino dell’Eden e la successiva
nascita di Caino e Abele come genesi dell’odio umano), ma
accostabile anche in chiave pagana come il mito greco delle Erinni.
Mettendo in relazione questo passaggio biblico con l’inizio di
Begotten, se dalla parola di Dio nasce il giardino dell’Eden
come principio di tutti gli eventi e della conoscenza, nel film di E.
Elias Merhige vediamo un essere umanoide dalle
sembianze indeterminate, aprirsi il ventre dalla quale uscirà ciò
che in molte analisi è stata definita Madre natura; il
giardino dell’Eden in forma antropomorfa. La
nascita di Madre natura, intesa come nucleo generante della
vita, comporta la nascita dell’uomo; tuttavia la nascita delle
creature umanoidi avviene non attraverso un atto di unione carnale ma
dalla masturbazione del cadavere di Dio (azione paragonabile
all’evirazione di Urano da parte di suo figlio Crono); ciò portò
alla nascita non di esseri umani carichi di una propria psicologia
interna e creatori di storia.
Identificando Dio con La vita (come recita il versetto del V.S. Giovanni In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini) possiamo cogliere nel tempo messo in scena da Begotten una struttura circolare dove la morte appare in tutta la sua natura tragica accentuata, dal punto di vista visivo, da un bianco e nero violento del tutto privo di sfumature. Il cinema in Begotten arriva a mettere in scena un immagine mitologica perchè viene privata di legami con ogni passata esperienza figurativa.
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Claudio Suriani Filmmaker
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